Crescita e sfide delle comunità energetiche in Italia: un’analisi
Le comunità energetiche (CER) e le iniziative di autoconsumo collettivo stanno vivendo una fase di espansione significativa in Italia, con ben 168 realtà attive, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Questa dinamica, mappata dall’Electricity market report dell’Energy & strategy della School of management del Politecnico di Milano, rivela cheregioni come Piemonte, Lazio, Sicilia e Lombardia siano all’avanguardia, ospitando quasi la metà di queste iniziative. Nonostante la crescita numerica, l’analisi sottolinea che l’impatto complessivo sul sistema delle comunità energetiche è ancora contenuto, a causa di diverse sfide strutturali e di progettazione.
La capacità di condivisione: fattore chiave per il successo delle comunità energetiche
Un elemento cruciale nella fase di progettazione delle CER è la capacità di condividere l’energia prodotta. Lo studio evidenzia che le configurazioni possibili e i relativi benefici cambiano radicalmente quando si supera una soglia di condivisione del 70%.
Questo dato non solo sottolinea l’importanza di un’infrastruttura adeguata, ma anche la necessità di ingaggiare non solo un numero sufficiente di partecipanti, ma anche la tipologia corretta, garantendo un equilibrio tra produzione e consumo all’interno della comunità.
L’impatto limitato sul sistema e le sfide attuali delle comunità energetiche
Il rapporto evidenzia che l’impatto delle comunità energetiche sul sistema energetico nazionale è ancora limitato. Ciò è dovuto principalmente alla natura delle realtà censite, spesso associazioni (nel 50% dei casi), con una composizione molto ridotta: la normalità non è più la CER di due-tre membri, come agli inizi, tuttavia le dimensioni degli enti sono ancora molto contenute, poche decine di partecipanti, così riducendo le stesse capacità di generare e consumare energia elettrica.
La potenza mediana degli impianti, pur essendo in leggera crescita (da 55 kW nel 2023 a 60 kW nel 2024), rimane contenuta. Solo il 34% degli impianti supera i 200 kW, mentre una quota significativa (23,5%) è costituita da piccoli impianti con potenza inferiore a 30 kW. Questa dimensione ridotta incide sulla capacità di generare un impatto su larga scala.
Una ulteriore difficoltà risiede nel concretizzare investimenti esclusivamente al servizio della comunità, in assenza di un prevalente interesse commerciale, o addirittura guidati da finalità sociali o di contrasto alla povertà energetica. Questo aspetto suggerisce che, per molte iniziative, la sostenibilità economica è un fattore determinante che spesso deve bilanciarsi con obiettivi più ampi.
Aspettative dei cittadini e risparmio reale nelle comunità energetiche
Un sondaggio condotto su un campione di 1.000 cittadini, di cui il 21% già partecipante a una CER, ha rivelato un divario tra le aspettative e la realtà dei benefici economici. L’80% degli intervistati si attende ritorni annui superiori a 100 euro, mentre solo il 7% si aspetta un valore inferiore a 50 euro, cifra che, secondo l’analisi, è più vicina alla realtà attuale.
Il risparmio medio sulla bolletta elettrica si aggira tra il 3% e il 4% annuo, una quota che per gran parte della popolazione non risulta sufficiente a suscitare un interesse diffuso e duraturo. Questo divario evidenzia la necessità di comunicare in modo più efficace i reali benefici e di esplorare meccanismi di incentivazione più attrattivi.
Il ruolo cruciale degli enti pubblici nella promozione delle comunità energetiche
Un dato significativo emerso dallo studio è che nel 58% dei casi le comunità energetiche sono promosse da enti pubblici. Questi attori svolgono un ruolo fondamentale, fornendo spazi per l’installazione degli impianti e supportando attivamente l’aggregazione dei membri, oltre a consentire alla CER di fregiarsi di un certo grado di fiducia del pubblico.
I loro obiettivi principali includono la riduzione delle spese per i cittadini, l’aiuto alle famiglie in situazioni di disagio economico e il finanziamento di progetti a beneficio del territorio. Questo modello di promozione pubblica si dimostra efficace nel superare alcune delle barriere commerciali e di ingaggio dei partecipanti, ponendo l’accento sui benefici sociali e ambientali.
D’altra parte, l’attività di gestione e implementazione di una CER è molto complicata e impegnativa. Non sono molti gli enti pubblici che possono riuscire a gestire efficacemente e tempestivamente tutti gli adempimenti collegati alla vita della comunità energetica rinnovabile e, tantomeno, alla necessità di realizzare gli impianti di produzione
La crescita delle comunità energetiche in Italia è un segnale positivo di una transizione verso modelli energetici più sostenibili e partecipativi. Tuttavia, le sfide legate alla dimensione degli impianti, alla necessità di una maggiore capacità di condivisione e al divario tra aspettative e benefici reali richiedono un’attenzione continua. Il ruolo degli enti pubblici è essenziale per superare questi ostacoli e garantire che le CER possano esprimere appieno il loro potenziale, contribuendo significativamente alla decarbonizzazione e al benessere delle comunità locali.