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Contabilità separata ETS: guida per comunità energetiche

Una CER che diventa ETS deve gestire attività diverse dalla redistribuzione degli incentivi GSE con una contabilità separata. Scopri come adempiere agli obblighi fiscali e gestire le attività commerciali e non commerciali.

Il percorso di una Comunità energetica rinnovabile (CER) verso la qualifica di Ente del Terzo Settore (ETS) rappresenta una scelta strategica per massimizzare i benefici sociali e ambientali. Tuttavia, questa trasformazione impone l’adeguamento a un quadro normativo molto articolato, anche sul piano contabile.

Oltre agli obblighi di rendicontazione previsti dal Codice del Terzo Settore, emerge un altro requisito fiscale fondamentale: la contabilità separata nel caso di coesistenza di attività commerciali e istituzionali tipica di una CER.

Oltre la rendicontazione del terzo settore: l’obbligo fiscale

La Riforma del Terzo Settore, con l’articolo 13 del D.Lgs. 117/2017, ha introdotto precisi obblighi di bilancio per gli ETS, formalizzati negli schemi del DM 5 marzo 2020. Questa disciplina impone una chiara distinzione espositiva tra le entrate e i costi relativi alle attività di interesse generale e le attività diverse.

Per gli enti dotati di partita IVA, inoltre, questa suddivisione non è sufficiente. L’articolo 144, comma 2, del TUIR, infatti, impone agli enti non commerciali l’obbligo di tenere una contabilità separata per le attività di natura commerciale.

Perché la contabilità separata ETS è cruciale per una CER

L’obbligo di contabilità separata ETS assume un’importanza centrale per una Comunità energetica rinnovabile nel momento in cui la CER prevede un modello operativo ibrido: da un lato, svolge attività con valenza commerciale, come la vendita alla rete dell’energia elettrica eccedentaria o l’offerta di servizi di ricarica per veicoli elettrici; dall’altro, persegue finalità non commerciali, come la distribuzione di incentivi ai membri per l’energia condivisa, la realizzazione di progetti a beneficio della comunità locale e lo svolgimento di raccolte fondi per investimenti o autofinanziamento.

Questa dualità rende indispensabile un sistema contabile in grado di tracciare e distinguere i flussi economici generati dalle due anime dell’ente.

Una gestione contabile non adeguata potrebbe compromettere la qualifica di ente non commerciale e l’accesso ai benefici fiscali previsti per tali soggetti.

Soluzioni operative per una corretta gestione contabile

Implementare una contabilità separata non significa necessariamente mantenere due distinti sistemi di bilancio: è sufficiente adottare un sistema contabile che permetta di distinguere chiaramente le diverse movimentazioni (Cassazione, sent. n. 25628 del 2021). L’obiettivo è garantire la piena tracciabilità delle operazioni commerciali rispetto a quelle istituzionali.

Operativamente, questo può essere realizzato attraverso l’adozione di un piano dei conti dettagliato, che preveda sottoconti specifici per ogni tipologia di attività, oppure tramite la tenuta di registri di prima nota distinti.

L’importante è che la metodologia scelta consenta di attribuire correttamente costi e ricavi a ciascuna gestione, inclusi i costi promiscui, che dovranno essere ripartiti secondo criteri oggettivi e dimostrabili.

In conclusione, la transizione da CER a ETS è un’opportunità di grande valore, ma richiede un’attenta pianificazione amministrativa e contabile. La corretta impostazione della contabilità separata è un pilastro fondamentale non solo per rispettare la normativa fiscale, ma anche per garantire trasparenza gestionale e sostenibilità a lungo termine del progetto energetico e sociale della comunità.

Autore: Pier Paolo Franco
Pubblicazione: martedì 1 luglio 2025, 02:00
Categorie: fiscale, normativa
Tag: adempimenti, bilancio, Enti del Terzo Settore (ETS)

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